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autore del post Oliviero Beha
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Questo è uno spazio dedicato alle associazioni culturali che resistono all'avanzata dei "Nuovi mostri", una rete per promuovere riflessioni sullo stato del Paese, per tenere insieme partigiani di valori scomparsi.
contributo inviato da Oliviero Beha il 10 dicembre 2010
Facce, non parole

C’era una volta, ormai tanto tempo fa, la distinzione/opposizione tra il Paese “legale” e il Paese  “reale”. Che fine abbia fatto quest’ultimo, è sotto gli occhi di tutti. Che oggi stia andando in pezzi chi lo può negare? E corsi e ricorsi, sia pure sfigurati nei confronti con il passato da un decadimento generale da basso impero, si riaffacciano ovunque, non ultima ieri la contestazione alla Scala.
Dalla strada, vi racconto di impiegati degli Autogrill che alla cassa o al banco insistono affinché tu oltre al caffè compri anche un biglietto della lotteria. Ma insistono, tanto, troppo e troppo “disperatamente” con una espressione professionale da facce smunte, quasi che da quella tua giocata al supernalotto dipenda il loro futuro…(E difatti il gioco è la terza industria italiana dopo Eni e Fiat, con uno Stato biscazziere, e tra un po’ tenterà il sorpasso…).Oppure di hostess Alitalia che, esasperate dal niente che funziona non per loro responsabilità nell’ennesimo ritardo con bambini accampati tra i parcheggi degli aerei, con una grinta da Rosa Luxemburg chiosano “è anche colpa vostra, che non protestate”, riferendosi a quel pasticciaccio brutto per niente gaddiano della vecchia compagnia di bandiera, di Colaninno, del Cai e della nuova compagnia non so di che…

Ma se il paese “reale” affonda gridando appena lo può, il paese “legale” che ha ormai perso per strada questo anacronistico aggettivo dandogli il significato contrario  è ormai afasico, non dice più nulla. Parla, certo, con le parole della politica. E se dieci giorni fa tutto ruotava intorno alla Carfagna adesso è tutto un attendere il fatidico 14 prossimo, per il derby sulla fiducia. Ma a parte i piani B veri o presunti di Berlusconi, a parte le ipotesi di ammucchiate varie, a parte la saturazione vecchia o nuova dell’opposizione, scusate, ma la politica dov’è? Fare cadere Berlusconi, d’accordo: ma per fare che, con chi, con quale programma “mentre fuori piove”, fuori da un Parlamento chiuso per ferie o per calciomercato ? E’ una politica del “vecchi maneggioni” detto da Berlusconi che grazie ad essi è rimasto in sella, oppure del “se ne vada a casa” di Bersani e c. che è un’esortazione ma non un programma che costruisca alcunché.

E’ necessario, ma non sufficiente. Se dunque le parole non sono né pietre né sassetti ma gusci vuoti, anche per il paese “illegale” come per quello “reale” non ci restano che le facce. Quelle non si nascondono,non si mascherano anche se si truccano, e la tv ce le rimanda impietosamente. Delle loro facce essi hanno bisogno, non avendo quasi null’altro e comunque niente da dire. ”Sono” le loro espressioni, i loro volti, in mancanza d’altro e in pienezza tv. Così si va dal Berlusconi oramai attore consunto cui corrono dietro le truccatrici per asciugarne il colante cerone, al Bersani dal volto di lavoratore non abbastanza segnato né espressivo, e dal volto di politico non abbastanza incisivo né comunicativo. E’ buono, sì, ma per ripetere “vada a casa” come un elettore deluso. Dal Tremonti docente impotente perché non riesce a farsi seguire né dagli studenti né dal Financial Times (cfr.la classifica dei ministri europei del ramo), al Rutelli irresistibilmente “vorrei ma non posso”. Dal Casini “è ancora un bell’uomo” al Fini disposto a tutto, quindi a niente, sfuggente nel profilo di combattente da salmeria. Dal Calderoli fantastico ma per dei “comics” al volto parapasoliniano di Vendola cui manca un piccolo dettaglio, Pasolini.
Del resto anni fa il Caimano lo ha pur detto al giovane rottamatore Renzi, del Pd, allora lontano dal Comune di Firenze ma già alla Provincia nel cursus previsto:”Mi piaci proprio, hai una bella faccia”. Mancava soltanto il finale, che è d’attualità oggi. Non gli ha detto ieri “Ragazzo,vieni via con me”?

da Il Fatto Quotidiano, 8 dicembre 2010

 

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